
Frammentazione da non confondere con quella dei dispositivi, cioè il problema che colpisce gli sviluppatori nel programmare applicazioni per un sistema che viene montato su innumerevoli dispositivi con caratteristiche hardware (e molte volte anche software) diverse. Qui invece parliamo di frammentazione dati, che è comunque un problema che si forma con il passare del tempo sui dischi fissi meccanici, ricordate meccanici vi servirà dopo. Per ovviare a questo tipo di problema in ambiente Windows si usa il comune strumento di deframmentazione del disco installato di serie in tutti i sistemi di Microsoft.Il processo permette di compattare i file che prima erano sparsi per il disco in modo che l’accesso ad essi sia più veloce, in quanto il disco non dovrà cercare in settori remoti ma avrà tutto a portata di mano.
Ricordate ancora “meccanici”? Bene. Questo problema si verifica soltanto con i dischi fissi meccanici quindi con testina, motore e disco. Per i dischi SSD e memorie flash e quando dico memorie flash intendo le memorie interne degli smartphone, MicroSD etc, questo fenomeno non si verifica, anzi! Il processo di deframmentazione per le memorie solide può risultare dannoso per la memoria stessa in quanto accorcerebbe il suo ciclo di vita.

Morale della favola – l’applicazione è stata rimossa dal market di Google in quanto richiedeva anche degli strani permessi e diffidate da tutte le applicazioni che promettono questo tipo di operazione, che esse siano per Android o iOS non ha importanza, le memorie flash non vanno deframmentate.